Sembrare in salute è diverso dal sentirsi in salute.
Non è una provocazione.
È quello che succede nella maggior parte dei casi.
A 20 anni vai in palestra quattro o cinque volte alla settimana.
Ti alleni a caso, mangi cosa vuoi ed ottieni risultati.
Sei felice.
“Come fanno le persone a non allenarsi?”
Non hai una risposta.
E in fondo non ti importa averne una.
Quel che sai, però, è che tu non rinuncerai mai a quella sensazione.
Ma gli anni passano veloci come il minuto di recupero durante un allenamento intenso.
Senza che te ne accorga hai 30 anni e la tua vita inizia a cambiare.
Inizi a farti spazio nel mondo.
A ricercare la tua indipendenza.
Le responsabilità aumentano, le priorità cambiano.
Tu sei sempre più occupato e la palestra non è più una di queste.
Tra una novità e l’altra, ti alzi un mattino, ti guardi allo specchio e realizzi di non essere più quello di una volta.
Ora hai 40 anni.
La tua energia è calata.
Il tuo corpo è cambiato.
La nostalgia di quando eri più giovane inizia a farsi spazio tra i tuoi pensieri.
“Ma come ci sono arrivato?”
Non hai una risposta.
Ma questa volta, vorresti averne una.
Quando la risposta arriva, non è quella che pensavi.
Non è l’età.
Non è la genetica.
Non è il metabolismo.
È qualcosa di più semplice ma più difficile da accettare: hai passato anni a combattere contro il tuo corpo invece di costruirlo.
La maggior parte dei miei clienti arrivano con una storia precisa: si allenavano tanto, mangiavano poco e facevano ore di cardio.
I risultati arrivavano. Poi si fermavano. Allora aumentavano il cardio. Poi riducevano le calorie.
Niente. I risultati non tornavano.
Quello che nessuno gli aveva detto è che il loro corpo stava perdendo massa muscolare ogni anno da quando avevano trent’anni.
In silenzio. Senza chiedere il permesso.
Si chiama sarcopenia ed ogni decennio porta via tra il 3 e l’8% del muscolo che hai.
Meno muscolo significa metabolismo più lento.
Metabolismo più lento significa più grasso.
Più grasso significa una composizione corporea che peggiora anche se la bilancia non si muove.
“Mangia meno, fai tanto cardio e rimani in forma.”
Nulla di più lontano dalla realtà.
Ogni giorno milioni di persone seguono questi principi, convinte di rompere un ciclo.
In realtà, lo stanno alimentando.
La forma segue la funzione.
A metà degli anni Cinquanta, l’architetto Louis Sullivan coniò una frase che avrebbe cambiato il modo di costruire edifici: form follows function.
Tradotto: progetta qualcosa perché faccia bene quello che deve fare e sarà anche bella.
Vale per gli edifici. Vale anche per il corpo.
Un fisico forte e sano a 45 anni non arriva per caso.
È il risultato di anni passati a costruire qualcosa che funziona.
Andare in palestra anche quando il tuo corpo vorrebbe solo buttarsi a letto.
Preparare un pasto nutriente anziché farsi consegnare una pizza a casa.
Cercare di non lasciarsi andare ai comfort che la società ci offre.
Ogni scelta difficile ci avvicina al nostro obiettivo: un corpo che ci supporta nonostante l’età biologica.
L’atleta centenario.

Peter Attia, ricercatore noto per il suo lavoro nel campo della medicina della longevità, chiama questa persona “Atleta centenario”.
Non è qualcuno che vuole vivere a lungo.
È qualcuno che si allena oggi pensando a cosa vuole essere capace di fare domani.
Salire le scale senza appoggiarsi.
Camminare senza l’aiuto di un bastone.
Giocare con i propri figli o nipoti senza esser costretto a fermarsi dopo cinque minuti.
Ma c’è una cosa che la maggior parte delle persone non si aspetta.
Chi si allena con questa mentalità a 45 anni ha spesso un fisico migliore di chi si allenava solo per l’estetica a 30.
Il segreto?
Allenarsi per qualcosa che non scade.
L’obiettivo estetico ha una scadenza: la vacanza, l’estate, il matrimonio.
Finita l’occasione, finisce la motivazione.
L’obiettivo funzionale, invece, non scade mai.
Un corpo funzionale ti serve sempre, fino all’ultimo dei tuoi giorni.
La differenza che nessuno nomina.
C’è poi un’altra differenza che raramente si nomina: l’aderenza.
Chi si allena per l’estetica soffre ogni deviazione come un fallimento.
Ed ecco che una cena fuori, una settimana saltata o un viaggio di lavoro diventano subito un ostacolo che interrompe il progresso.
Il risultato è un ciclo infinito di inizio, interruzione, senso di colpa, nuovo inizio.
Chi si allena per la funzione e la longevità ha un rapporto completamente diverso con la continuità.
Sa che una settimana saltata non cancella mesi di lavoro.
Sa che il corpo funziona ad accumulo.
E questa consapevolezza produce aderenza nel tempo, che è l’unica variabile che conta davvero.
Non importa quanti allenamenti fai in un mese. Conta quanto ti sei allenato in dieci anni.
Chi ha capito questo non si allena meno. Si allena meglio, per più tempo e senza smettere quando l’occasione è passata.
E con grande probabilità si ritroverà a 50 anni con un fisico che, chi avrà 30 anni, ammirerà, con in testa una sola domanda: “Come ha fatto?”
La risposta non è un programma migliore o una dieta più precisa.
È aver scelto lo scopo giusto.
Al tuo benessere,
Mauro








