La scorsa settimana ho scritto un post su LinkedIn dove spiegavo una cosa che mi ha lasciato perplesso.
Secondo i dati ISTAT, in Italia, ci sono ventiquattro anni di differenza tra l’aspettativa di vita e la speranza di vita in buona salute.
83 anni di vita contro 59 anni di qualità.
Ventiquattro anni in cui sei vivo ma non funzioni come dovresti.
Se ti interessa capire il motivo di questa discrepanza e come aumentare concretamente la qualità della tua vita, continua a leggere.
Prima di iniziare però, ho un piccolo favore da chiederti.
Scrivere questi articoli richiede molto tempo. Se ti sarà piaciuto ti chiedo quindi di lasciare un commento o anche un semplice like a fine lettura.
A te non costa nulla. Per me sarà altamente gratificante e motivante.
Ma ora mettiti comodo che iniziamo.
Il sistema è stato ottimizzato per le crisi.
Per capire l’origine di questa discrepanza dobbiamo prima fare un passo indietro.
La medicina moderna ha infatti vinto la sua guerra principale nel XX secolo.
Malattie infettive, polmonite, tubercolosi, poliomielite: tutte battaglie vinte.
L’aspettativa di vita è raddoppiata nel giro di cento anni.
Eppure…
Le malattie che ci uccidono oggi non arrivano all’improvviso.
Le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2, il declino cognitivo…
Sono tutte malattie che crescono in silenzio per anni prima che ci sia un sintomo visibile.
E quando il sintomo emerge, sei già in ritardo.
I tempi cambiano.
Le scoperte scientifiche avanzano.
Il problema principale non cambia mai.
Il fatto è che il sistema sanitario è stato ottimizzato per intervenire con la massima efficienza solo quando qualcosa va storto.
Trova una cura alle malattie ma non ne limita l’insorgenza.
Il vuoto che nessuno nomina.
Proprio perché i tempi sono in continua evoluzione, le cose stanno di nuovo cambiando.
Si inizia a sentire sempre più spesso parlare di prevenzione. E questo è un bene.
È l’interpretazione che è sbagliata.
Mi spiego meglio…
Immagina di sottoporti, ogni anno, a tutti gli esami specifici per la tua età e la tua persona.
Quello che puoi ricavarne è una conferma del fatto che in quel preciso momento non sei malato.
Torni a casa, continui la tua vita di sempre ed il prossimo anno si vedrà se sarà cambiato qualcosa.
Ed è proprio qui il problema.
Questa non è prevenzione. È fare il minimo indispensabile.
È illudersi di prendersi cura di sé quando nella realtà si sta giocando alla roulette russa.
Premi il grilletto. Se ti va bene passi il turno, altrimenti…
Allo stesso modo, fai un esame. Se è tutto a posto vai avanti per la tua strada, altrimenti entri in un loop di cure ed esami fino a quando non risolvi il problema.
Fino a quando il problema è risolvibile.
Fare vera prevenzione significa assumere un atteggiamento proattivo nei confronti della propria salute.
C’è una frase dell’arcivescovo Desmond Tutu che rappresenta bene questo concetto:
Arriva un momento in cui tirare le persone fuori dal fiume non basta più.
Bisogna risalirne il corso e scoprire perché ci finiscono dentro.
Allo stesso modo, con le conoscenze odierne, vivere sperando di non ammalarsi è a dir poco limitativo.
Il grande vuoto.
Esiste un vuoto enorme tra “non sono malato” e “mi mantengo in salute” e la maggior parte delle persone vive in quel vuoto senza accorgersene.
Si sentono bene e non hanno nessun segnale che qualcosa stia andando nella direzione sbagliata.
La medicina moderna ci ha donato la possibilità di vivere più a lungo ma ha fatto poco per allungare gli anni in cui sei davvero in forma, lucido e capace.
Rispondi al volo a questa domanda:
Preferiresti vivere fino a 83 anni dopo vent’anni di declino o arrivare a 83 anni in piena forma?
Allora devi colmare al più presto quel vuoto.
Smetterla di gestire la tua salute in modo reattivo ed iniziare a gestirla in modo proattivo.
Smetterla di pensare di stare bene solo perché non stai male.
Inizia a misurare i parametri che predicono come starai tra dieci anni.
I due parametri che il tuo medico non ti chiede.
Ci sono due parametri che puoi tenere sotto controllo con strumenti accessibili a tutti e che possono aiutarti a smettere di navigare a vista.
Il primo parametro da misurare è senza dubbio il VO2max: la quantità di ossigeno che il tuo corpo è in grado di consumare durante uno sforzo.
È anche il singolo predittore più forte di mortalità per tutte le cause tra le persone sane.
Uno studio pubblicato su JAMA nel 2018 ha evidenziato come una maggiore capacità cardiorespiratoria sia associata a una riduzione del rischio di mortalità fino all’80%.
Praticamente più di qualsiasi farmaco.
E quasi nessuno lo misura.
Il secondo parametro è la forza muscolare.
Non a caso il muscolo è detto l’organo della longevità.
La sua perdita, che inizia in modo quasi impercettibile dopo i 35-40 anni, è direttamente correlata alla capacità di vivere in modo indipendente e funzionale a 60, 70, 80 anni.
Non hai bisogno di performance da atleta professionista.
Questi sono i parametri che dovrebbe monitorare chiunque voglia che il proprio corpo continui a funzionare bene nel tempo.
Chiunque voglia continuare a godersi il più a lungo possibile la famiglia, gli amici e tutte le cose che contano davvero nella vita.
Nessuno ti dirà di monitorare queste cose durante i prossimi esami.
Ma il vuoto tra “non sono malato” e “mi mantengo in salute” esiste davvero.
E nessuno lo riempirà mai al posto tuo.
Al tuo benessere,
Mauro








